martedì 13 ottobre 2015

Uomini e donne a confronto

si propone un FLUINAW* il 24 ottobre dalle ore 15.00 alle 20.00 dal titolo: 

Uomini e donne a confronto visione  antropologica,  energetica e spirituale per conoscere e risolvere la conflittualità di genere  



In armonia con la visione del Fluismo si propone una nuova tecnica di informazione:  il Fluinaw.  A metà fra una conferenza e un seminario, il Fluinaw si sviluppa attraverso una vera e propria ricerca: un percorso logico per ‘condurre a’. Non più un relatore o un conduttore che ha sviscerato un tema secondo il suo personale punto di vista, ma un vero percorso, attraverso la ricerca dal vivo di ogni partecipante . Attivando così la mente a non seguire un tracciato già sviluppato da altri, ma ad utilizzare la tecnica del principio e del livello, si risveglia la capacità di pensiero e di discernimento a livello quadrimensionale, l’unica possibilità che abbiamo di risolvere le difficoltà della vita.

L’incontro abbraccia le due visioni quella del mondo femminile e quella del mondo maschile e intende dimostrare che tale conflittualità si sviluppa su un piano fisico-energetico-mentale.
La situazione di conflitto cambia notevolmente quando le abituali dinamiche di relazione incontrano la dimensione spirituale. Tutto ha inizio da una errata interpretazione/traduzione della Genesi (che a sua volta si rifà a una Luce primordiale ancora più antica) tenuta nascosta per millenni e che va ora spiegata alla luce della ‘nuova’ fisica quantistica.
Clara Orlandi vi aspetta nel salotto del Fluismo in Via Giacomo Marcocchia, 47, Roma per vivere insieme questa nuova affascinante avventura. 
Il lavoro sarà corredato da un’ampia bibliografia. 
È previsto un tea-break. Clara tel. 3338881608 -  065032716


*Flui: radice di Fluismo, n significa cose prodotte, create, successo nel produrle; a significa principio, potenzialità, energia da utilizzare, metterci il cuore; w significa il nodo, il limite che deve essere sciolto.


mercoledì 30 settembre 2015

Compagnia dei Giovanissimi di Brignano

Si è concluso con lo spettacolo pomeridiano della domenica il ciclo di rappresentazioni di Isola 51 di profilo sembra pazzo, presso il teatro Tirso de Molina, lavoro di Mario Scaletta interpretato dalla Compagnia dei Giovanissimi di Brignano.
Un sogno premonitore, proiettato nel futuro, quello che Mario Scaletta fa vivere ai personaggi della sua opera. Come nelle vicende oniriche, sul palcoscenico prendono vita, con un ritmo cadenzato, situazioni surreali che, vestite rigorosamente di bianco, sembrano essere piccole storie, con vita propria, nella storia più ampia che si svolge in un ospedale psichiatrico del futuro o, piuttosto, su un’astronave persa nello spazio?
Le battute si susseguono senza sosta e strappano il sorriso e l’applauso del pubblico ma, presto, ci si accorge che la comicità che si sprigiona è come un velo che ricopre un aspetto fra i più sfortunati che il genere umano è chiamato a vivere: il condizionamento. È così che lo spettatore rimane catturato e invitato a guardare oltre l’apparenza.
Lavoro non facile che affronta un tema delicato. Rappresentato in modo articolato, ricco di metafore, ben presto, il testo lascia salire, a piccole dosi, la complessità emozionale che suscita ogni singola battuta dei giovani attori: il riso rimane strozzato in gola, quasi a proporci che forse sarebbe più opportuno piangere. È così che le sensazioni virano da un polo all’altro.
Fantastica, ancor più, l’idea di affidare ad un HAL la parte di un Socrate moderno che riabilita pensiero e parola dei suoi discepoli. Durante la notte, la fredda macchina inserisce nelle menti dei ragazzi tutto ciò che il teatro e il cinema hanno proposto negli anni a proposito di sentimenti ed emozioni. Tuttavia, le lezioni di gruppo sembrano non essere sufficienti alla riabilitazione che, come un miraggio, avrebbe portato i ragazzi sull’Isola 51, un luogo ‘fatato’, un Paese dei Balocchi, dove avrebbero potuto vivere una vita senza genitori e, soprattutto, senza condizionamenti di sorta.
Fra questi studenti del pensiero e della parola, c’è, però, un personaggio chiave: il Barlume di Coscienza. Troppo spesso messa a tacere dagli interpreti stessi, perché in apparenza è una bimba vestita di rosso e si sa i bambini non hanno niente da dire (questo il pensiero di molti) ma quando, finalmente, il Barlume di Coscienza (interpretato da una fantastica attrice in erba) entrerà in azione, soltanto con il tocco di una mano, ecco arrivare fra i ragazzi la sensibilità vera, quella autentica che viene dal cuore.
È l’amore incondizionato dei genitori che, pur di riabilitare i loro figli, avrebbero rinunciato alla loro vita creativa e di relazione: questo è ciò che i ragazzi riescono a scoprire. Qui l’emozione si fa autentica: è come se ogni genitore fosse chiamato in causa e, finalmente, lo spettatore si identifica con padre e madre di quei ragazzi che sono alla ricerca di loro stessi. Il lieto fine ci mette davanti alla nostra mancata consapevolezza e, nello stesso tempo, ci fa ben sperare che l’amore e l’arte possano restituire ai nostri figli una vita degna di essere vissuta.
In questo lavoro non si notano attori principali, un plauso va indistintamente a tutti i ragazzi che hanno dimostrato una coesione di gruppo non indifferente dove la singola battuta e il testo ben più articolato hanno avuto lo stesso valore, proprio come l’orologio che fa bella mostra di sé nella scenografia minimalista e che, inesorabile, misura il tempo con le sue lancette che dipendono, però, le une dalle altre.
Grazie, Mario Scaletta! Un testo che fa riflettere, che insegna e che antepone alla ‘catastrofe’ annunciata, il sentimento e l’emozione come via di guarigione, come mezzo autentico di comunicare e di relazionarsi, proprio come è nella visione del Fluismo.

(Clara Orlandi)


venerdì 11 settembre 2015

LA COMPAGNIA GIOVANISSIMI DI BRIGNANO PRESENTA "ISOLA 51" uno spettacolo scritto e diretto da Mario Scaletta

Il Fluismo intende sostenere il lavoro e l'impegno di questi giovani attori, che iniziano la stagione teatrale con un lavoro scritto e diretto da Mario Scaletta. 

Uno spettacolo divertente, coinvolgente e con una nota innovativa sorprendente.


La vostra partecipazione sarà gradita.


TRAILER:  http://www.stelledibrignano.it/spettacoli/item/isola-51
















Per info e prenotazione : 

dal 13 Agosto 389 488686


Per maggiori informazioni Vito Todisco:  338 6306436


Acquisto on line su www.stelledibrignano.it

venerdì 28 agosto 2015

IL FLUISMO getta uno sguardo su MATERA

Sono centinaia di anni che Matera ‘parla’ il suo linguaggio. I suoi Sassi si sono fatti carico, quasi ad espiare, la vita dell’uomo con le sue complesse vicissitudini. Per il Fluismo Matera è un’entità vivente che racconta la sua storia fatta di uomini del popolo come pure di nobili e potenti. Ma la storia, per il Fluismo non è solo sequenza di date e  avvenimenti, serve, piuttosto, a rivelare una visione allargata fra spirito e materia che sono propri della condizione umana, a mostrare un uomo in cammino con i suoi desideri, pensieri, azioni, con le sue gioie e i suoi dolori. E il cammino dell’Uomo-Matera inizia proprio dall’uomo delle caverne che, tuttavia, già possedeva in sé quel germe spirituale, quel desiderio occulto di spiritualità che, nei secoli, l’ha portato a diventare un attore, un interprete dell’Opera cosmica.
Ora Matera è un Saggio adulto che ha lasciato andare nei secoli miserie, dolori, morte e sopraffazione. Tutto questo è svanito, come per incanto, in un fatto puramente storico. Ora, il Saggio-Matera, lasciando il mondo della materia, può finalmente essere modello da apprezzare, espressione vivente di una ‘virtù’ che brillerà e sarà riconosciuta dal mondo intero attraverso una rinnovata Arte e Cultura  che attirerà un numero sempre maggiore di esploratori del BELLO.

Vorremmo, qui,  raccontare Matera attraverso due personaggi d’eccezione: i suoi figli adottivi Giovanni Pascoli e Carlo Levi 




Visione del Sasso Caveoso  dal muro della Piazzetta Giovanni Pascoli che si apre su Via Domenico Ridola
Matera non è solo una città della Basilicata, è ‘stratificazione’ della storia dell’uomo, visibile e tangibile proprio come la geologia ci mostra l’età della terra. È l’unica città al mondo, di cultura occidentale, che offre questa nuova prospettiva di osservazione.
Non è un caso che sia stata proclamata patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1993 e, con uno sguardo al futuro, nel 2019 sarà Capitale della cultura europea.


A Matera convivono, perché sono visibili, ancora oggi, tracce di insediamenti umani che risalgono al Paleolitico fino ad arrivare all’Età del bronzo; si va dall’habitat delle civiltà rupestri di matrice orientale, alla civitas occidentale normanna e sveva; dalle espansioni rinascimentali a quelle del barocco; dallo sfollamento disposto dal Governo negli anni cinquanta fino ai nostri giorni con la fase di recupero che ebbe inizio nel 1986 e che ci mostra Matera come è oggi: un museo a cielo aperto.
Le grotte di Matera scavate dall’uomo da sempre usate, prima come rifugi e poi come abitazioni immerse nel silenzio e nella vastità di uno scenario brullo e asciutto che contrasta con la rigogliosa vegetazione della regione, attirarono lo spirito mistico dei monaci seguaci di San Basilio che abbandonarono la Cappadocia per fuggire dall’Iconoclastia. Si rifugiarono in quelle grotte per ricoprirne le pareti di veri e propri capolavori di arte bizantina.
Qui, complessi rupestri ma anche conventi straordinari, cenobi benedettini in cui le celle dei monaci si stringono tutte intorno a una chiesa sotterranea; chiese le cui facciate e campanili sorgono misteriosamente dalla roccia.
Roccia su cui stili e influenze si mescolano nei Sassi Barisano e Caveoso e si fanno cripte rupestri, cisterne per la raccolta delle acque, pozzi dedicati al culto del dio Mitra, vicoli solitari e camminamenti, case grotta, orti e giardini pensili, spazi improvvisi con un pozzo al centro dove le donne si radunavano per lavare i panni.

Quando nel 1882 il prof. Giovanni Pascoli si trovò ad insegnare al liceo di Matera, 
  dovette, per prima cosa fare i conti con i miasmi che venivano su dal Sasso Caveoso: il suo olfatto non era abituato, come quello dei materani, agli odori pungenti. Lo scenario che nel 1596 era stato descritto dal Verricelli come uno spettacolo unico e suggestivo dove il cielo e le stelle si potevano ammirare ‘al di sotto dei piedi degli uomini’ quando all’imbrunire gli abitanti dei Sassi accendevano i lumi, era diventato, a causa dell’incremento demografico, una cloaca a cielo aperto come ebbe a denunciare, più tardi, Carlo Levi con il suo Cristo si è fermato a Eboli. 
Ecco le impressioni di quest’uomo mandato lì in esilio dal regime fascista: “Arrivai a Matera verso le 11 del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche. Allontanatomi un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e, dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva di lassù una chiesa bianca, Santa Maria de Idris che pareva ficcata nella terra. Questo coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui a scuola, immaginavo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante”. 
E quelle di un giovane aspirante poeta inviato lì dal suo maestro Giosuè Carducci:  “Io discesi una notte fra foreste paurose al lume della luna, cullato dalla carrozza, dalle dolci monotone canzoni del postiglione”: era l’una di notte fra il 6 e il 7 ottobre del 1882. Giovanni Caserta, nel suo Giovanni Pascoli a Matera 1882-1884, lettere dall’Affrica, racconta così la prima nomina di Giovanni Pascoli per l’insegnamento del latino e greco al liceo ginnasio Duni: “Pioveva e faceva freddo a Matera quella notte e poiché non aveva la possibilità di pagarsi un albergo, si riparò in un portone in attesa dell’apertura della scuola”. 
 Un esordio poco felice per questo ‘professorino’ di appena 27 anni lontano dalla sua amata Romagna e dalle sue sorelle “Un’Africa ostile, un esilio forzato in attesa di tempi migliori”. In una lettera inviata alle sue sorelle: “ […] Matera invece è una città abbastanza bella, sebbene un poco lercia anche lei; e c’è difficoltà ad albergare. Se vedeste! I contadini, o cafoni, vanno vestiti nel loro selvatico e antiquato costume e stanno tutto il giorno, specialmente oggi che è domenica, girelloni per la piazza. Hanno corti brachieri e scarponi grossi senza tacco, una giacca corta e in testa un berrettino di cotone bianco e sópravi un cappello tondo. Sembra che si siano buttati già dal letto in fretta e in furia, e si sian messi per distrazione il cappello sopra il berretto da notte. Una particolarità curiosa! Qua gli uomini purchessia vanno in calzoni corti e calze fuori come i preti di costà; i preti invece hanno i calzoni lunghi come costà gli uomini purchessiano. Ho concluso che i preti vogliono sempre far le cose alla rovescia degli altri […]”.
 Tuttavia “tra topi e afrori insopportabili” ebbe modo di sistemare la biblioteca arricchendola di testi classici latini e greci in un contesto estremamente povero dove “la cultura nel migliore dei casi era un lusso e nel peggiore un’arma di sopraffazione nelle mani delle classi agiate” e ancora “Non c’è un libro qua: da vent’anni che c’è un liceo a Matera nessuno n’è uscito con tanta cultura da sentire il bisogno di qualche libro; i professori pare che abbiano la scienza infusa”. 
Pascoli e Levi, questi figli adottivi, hanno sicuramente passeggiato per le strade e i vicoli di Matera, salendo o scendendone le scale, allungato il passo per quella che oggi è Via Domenico Ridola (archeologo per passione che alla fine dell’800 organizzò le prime ricerche sistematiche in Basilicata), gettato uno sguardo sul Sasso Caveoso dal muro di cinta o verso le case antiche che la fiancheggiano, ammirato gli adorni di foggia artistica in hierro forjado delimitanti piccoli balconi come era in uso a Madrid, fatto visita o sostato davanti i portali delle numerose chiese come quello delle Anime Purganti dedicato alla morte, dove le teste coronate e quelle degli alti prelati hanno una fisionomia del tutto identica a quella della gente del popolo: un teschio rinsecchito. 
Proseguito per quella che oggi è Via del Corso e  Piazza Vittorio Veneto per ammirare la veduta d’insieme del Sasso  Barisano. Hanno avuto modo di toccare con mano ‘ignoranza e miseria’ lasciate in eredità dai Borboni, una eredità materiale e morale voluta e sostenuta dalla nobiltà e dal clero che intendevano così mantenere il loro potere su una popolazione che non viveva molto diversamente dai primi uomini insediati in quelle grotte, dove  animali e uomini convivevano negli stessi angusti spazi senza acqua, illuminazione, servizi igienici. 
“Un’offesa alla dignità umana” avrebbe dichiarato Alcide De Gasperi nel 1952 (sensibilizzato dal testo di Carlo Levi) e aveva ordinato che gli abitanti venissero trasferiti nelle case popolari con acqua, luce e servizi igienici, ma le vasche da bagno sembrarono un lusso eccessivo tanto da diventare piccoli orti casalinghi. 
Ritenuti motivo di forte imbarazzo, solo 60 anni fa, i Sassi, sono oggi visitati da turisti provenienti da tutto il mondo e, sono stati e, continueranno ad essere fonte di ispirazione per molti artisti come scrittori, poeti, pittori, cineasti, ecc. grazie alla  sorprendente energica bellezza piena di contrasti e di mistero che li anima.



 Un ringraziamento particolare va alla guida dott. Francesco de Lellis che ha saputo, con la sua competenza, stimolare la visione del BELLO.

                                                                                                        (Clara Orlandi)

giovedì 6 agosto 2015

Amici carissimi che ci seguite in tutto il mondo,


Il soddisfacimento dei bisogni umani rispetto ai profitti più elevati, questa è la consapevolezza che auguriamo a chi governa il mondo, un mondo dove imprenditori grandi e piccoli sono, troppo spesso, impegnati ad attuare dinamiche di vita verso un consumismo sfrenato che aliena la nostra anima dal mondo di luce, dal mondo reale che non è quello materialistico ma quello che persegue il giusto equilibrio sociale, economico, spirituale. Un equilibrio, dunque, fra materia e spirito, dove le anime vengano nutrite al pari del corpo, dove, costantemente, ci si possa chiedere: “Ma questo fa bene alla mia anima? A quella dei miei cari e a quella di chi mi sta intorno?”.
L’unico modo per attuare un simile desiderio, secondo il FLUISMO, è quello di elevare il livello di energia: solo così potremo, a pieno, attingere alle sinergie, alle sincronie che, sempre più spesso, ci arrivano da ogni dove. 
Questa è la conclusione a cui siamo arrivate dopo esperienze, coincidenze, uno studio serio su quanto accaduto che ci ha portate, ora, ad impegnarci su più fronti, ora, ad affidarci e a lasciar correre gli eventi, in questi due anni di assiduo lavoro, in cui non ci siamo certo risparmiate per cercare di ‘capirci qualcosa’. 
Ci siamo trovate anche a prendere delle decisioni drastiche, nostro malgrado, pur di salvaguardare la purezza dell’egregora che il FLUISMO evoca, perché siamo ben consapevoli del dono che ci è stato fatto e non vogliamo certo deludere i nostri ‘Superiori’!
Le persone sono sempre più affamate di conoscenza, quella vera, e quella sapienza è infusa dentro ognuno di noi, bisogna solo portarla allo scoperto, farla fluire. FLUISMO, appunto è la nuova visione che ci rende liberi perché ci fa ‘maestri’ nelle relazioni interpersonali e nell’assunzione delle nostre responsabilità: è questa l’arte del FLUISMO
Ogni artista è, dunque,  responsabile di sé stesso, possiede uno stile proprio unico e irripetibile, è un’opera d’arte vivente che emana luce e gioia di vivere.
Questa nuova visione del FLUISMO, più approfondita, rispetto a quella iniziale che prevedeva artisti ‘illuminati’ ma che risultava difficile da poter attuare in quanto ci poneva in una dinamica di controllo e di assunzione di responsabilità nei confronti di chi si definiva artista del FLUISMO, cosa impensabile e inaccettabile per noi, ci rende ulteriormente libere di proseguire e perseguire il nostro Credo personale.


Ci fa piacere annunciare che anche quest’anno Francesca Benedetti proseguirà con i suoi corsi di disegno e di fotografia. Per una ‘coincidenza’ fortunata, la nostra  brava insegnante si sposta di poco rispetto al luogo dove si tenevano i corsi l’anno passato 
Info su 

http://www.spazioliberoaxa.com/orari-e-listino-1.html 

VI ASPETTIAMO NUMEROSI In questo luogo tutto speciale dove si potranno tenere spettacoli e conferenze