mercoledì 16 settembre 2015
domenica 13 settembre 2015
venerdì 11 settembre 2015
LA COMPAGNIA GIOVANISSIMI DI BRIGNANO PRESENTA "ISOLA 51" uno spettacolo scritto e diretto da Mario Scaletta
Il Fluismo intende sostenere il lavoro e l'impegno di questi giovani attori, che iniziano la stagione teatrale con un lavoro scritto e diretto da Mario Scaletta.
Uno spettacolo divertente, coinvolgente e con una nota innovativa sorprendente.
La vostra partecipazione sarà gradita.
TRAILER: http://www.stelledibrignano.it/spettacoli/item/isola-51

Per info e prenotazione :
dal 13 Agosto 389 488686
Per maggiori informazioni Vito Todisco: 338 6306436
Acquisto on line su www.stelledibrignano.it
venerdì 28 agosto 2015
IL FLUISMO getta uno sguardo su MATERA
Sono centinaia di anni che Matera ‘parla’ il suo linguaggio. I suoi Sassi si sono fatti carico, quasi ad espiare, la vita dell’uomo con le sue complesse vicissitudini. Per il Fluismo Matera è un’entità vivente che racconta la sua storia fatta di uomini del popolo come pure di nobili e potenti. Ma la storia, per il Fluismo non è solo sequenza di date e avvenimenti, serve, piuttosto, a rivelare una visione allargata fra spirito e materia che sono propri della condizione umana, a mostrare un uomo in cammino con i suoi desideri, pensieri, azioni, con le sue gioie e i suoi dolori. E il cammino dell’Uomo-Matera inizia proprio dall’uomo delle caverne che, tuttavia, già possedeva in sé quel germe spirituale, quel desiderio occulto di spiritualità che, nei secoli, l’ha portato a diventare un attore, un interprete dell’Opera cosmica.
Ora Matera è un Saggio adulto che ha lasciato andare nei secoli miserie, dolori, morte e sopraffazione. Tutto questo è svanito, come per incanto, in un fatto puramente storico. Ora, il Saggio-Matera, lasciando il mondo della materia, può finalmente essere modello da apprezzare, espressione vivente di una ‘virtù’ che brillerà e sarà riconosciuta dal mondo intero attraverso una rinnovata Arte e Cultura che attirerà un numero sempre maggiore di esploratori del BELLO.
Vorremmo, qui, raccontare Matera attraverso due personaggi d’eccezione: i suoi figli adottivi Giovanni Pascoli e Carlo Levi
Visione del Sasso Caveoso dal muro della Piazzetta Giovanni Pascoli che si apre su Via Domenico Ridola
Matera non è solo una città della Basilicata, è ‘stratificazione’ della storia dell’uomo, visibile e tangibile proprio come la geologia ci mostra l’età della terra. È l’unica città al mondo, di cultura occidentale, che offre questa nuova prospettiva di osservazione.
Non è un caso che sia stata proclamata patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1993 e, con uno sguardo al futuro, nel 2019 sarà Capitale della cultura europea.

A Matera convivono, perché sono visibili, ancora oggi, tracce di insediamenti umani che risalgono al Paleolitico fino ad arrivare all’Età del bronzo; si va dall’habitat delle civiltà rupestri di matrice orientale, alla civitas occidentale normanna e sveva; dalle espansioni rinascimentali a quelle del barocco; dallo sfollamento disposto dal Governo negli anni cinquanta fino ai nostri giorni con la fase di recupero che ebbe inizio nel 1986 e che ci mostra Matera come è oggi: un museo a cielo aperto.
Le grotte di Matera scavate dall’uomo da sempre usate, prima come rifugi e poi come abitazioni immerse nel silenzio e nella vastità di uno scenario brullo e asciutto che contrasta con la rigogliosa vegetazione della regione, attirarono lo spirito mistico dei monaci seguaci di San Basilio che abbandonarono la Cappadocia per fuggire dall’Iconoclastia. Si rifugiarono in quelle grotte per ricoprirne le pareti di veri e propri capolavori di arte bizantina.
Qui, complessi rupestri ma anche conventi straordinari, cenobi benedettini in cui le celle dei monaci si stringono tutte intorno a una chiesa sotterranea; chiese le cui facciate e campanili sorgono misteriosamente dalla roccia.
Roccia su cui stili e influenze si mescolano nei Sassi Barisano e Caveoso e si fanno cripte rupestri, cisterne per la raccolta delle acque, pozzi dedicati al culto del dio Mitra, vicoli solitari e camminamenti, case grotta, orti e giardini pensili, spazi improvvisi con un pozzo al centro dove le donne si radunavano per lavare i panni.
Quando nel 1882 il prof. Giovanni Pascoli si trovò ad insegnare al liceo di Matera,
dovette, per prima cosa fare i conti con i miasmi che venivano su dal Sasso Caveoso: il suo olfatto non era abituato, come quello dei materani, agli odori pungenti. Lo scenario che nel 1596 era stato descritto dal Verricelli come uno spettacolo unico e suggestivo dove il cielo e le stelle si potevano ammirare ‘al di sotto dei piedi degli uomini’ quando all’imbrunire gli abitanti dei Sassi accendevano i lumi, era diventato, a causa dell’incremento demografico, una cloaca a cielo aperto come ebbe a denunciare, più tardi, Carlo Levi con il suo Cristo si è fermato a Eboli.
Ecco le impressioni di quest’uomo mandato lì in esilio dal regime fascista: “Arrivai a Matera verso le 11 del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche. Allontanatomi un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e, dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva di lassù una chiesa bianca, Santa Maria de Idris che pareva ficcata nella terra. Questo coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui a scuola, immaginavo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante”.
E quelle di un giovane aspirante poeta inviato lì dal suo maestro Giosuè Carducci: “Io discesi una notte fra foreste paurose al lume della luna, cullato dalla carrozza, dalle dolci monotone canzoni del postiglione”: era l’una di notte fra il 6 e il 7 ottobre del 1882. Giovanni Caserta, nel suo Giovanni Pascoli a Matera 1882-1884, lettere dall’Affrica, racconta così la prima nomina di Giovanni Pascoli per l’insegnamento del latino e greco al liceo ginnasio Duni: “Pioveva e faceva freddo a Matera quella notte e poiché non aveva la possibilità di pagarsi un albergo, si riparò in un portone in attesa dell’apertura della scuola”.
Un esordio poco felice per questo ‘professorino’ di appena 27 anni lontano dalla sua amata Romagna e dalle sue sorelle “Un’Africa ostile, un esilio forzato in attesa di tempi migliori”. In una lettera inviata alle sue sorelle: “ […] Matera invece è una città abbastanza bella, sebbene un poco lercia anche lei; e c’è difficoltà ad albergare. Se vedeste! I contadini, o cafoni, vanno vestiti nel loro selvatico e antiquato costume e stanno tutto il giorno, specialmente oggi che è domenica, girelloni per la piazza. Hanno corti brachieri e scarponi grossi senza tacco, una giacca corta e in testa un berrettino di cotone bianco e sópravi un cappello tondo. Sembra che si siano buttati già dal letto in fretta e in furia, e si sian messi per distrazione il cappello sopra il berretto da notte. Una particolarità curiosa! Qua gli uomini purchessia vanno in calzoni corti e calze fuori come i preti di costà; i preti invece hanno i calzoni lunghi come costà gli uomini purchessiano. Ho concluso che i preti vogliono sempre far le cose alla rovescia degli altri […]”.
Tuttavia “tra topi e afrori insopportabili” ebbe modo di sistemare la biblioteca arricchendola di testi classici latini e greci in un contesto estremamente povero dove “la cultura nel migliore dei casi era un lusso e nel peggiore un’arma di sopraffazione nelle mani delle classi agiate” e ancora “Non c’è un libro qua: da vent’anni che c’è un liceo a Matera nessuno n’è uscito con tanta cultura da sentire il bisogno di qualche libro; i professori pare che abbiano la scienza infusa”.
Pascoli e Levi, questi figli adottivi, hanno sicuramente passeggiato per le strade e i vicoli di Matera, salendo o scendendone le scale, allungato il passo per quella che oggi è Via Domenico Ridola (archeologo per passione che alla fine dell’800 organizzò le prime ricerche sistematiche in Basilicata), gettato uno sguardo sul Sasso Caveoso dal muro di cinta o verso le case antiche che la fiancheggiano, ammirato gli adorni di foggia artistica in hierro forjado delimitanti piccoli balconi come era in uso a Madrid, fatto visita o sostato davanti i portali delle numerose chiese come quello delle Anime Purganti dedicato alla morte, dove le teste coronate e quelle degli alti prelati hanno una fisionomia del tutto identica a quella della gente del popolo: un teschio rinsecchito.
Proseguito per quella che oggi è Via del Corso e Piazza Vittorio Veneto per ammirare la veduta d’insieme del Sasso Barisano. Hanno avuto modo di toccare con mano ‘ignoranza e miseria’ lasciate in eredità dai Borboni, una eredità materiale e morale voluta e sostenuta dalla nobiltà e dal clero che intendevano così mantenere il loro potere su una popolazione che non viveva molto diversamente dai primi uomini insediati in quelle grotte, dove animali e uomini convivevano negli stessi angusti spazi senza acqua, illuminazione, servizi igienici.
“Un’offesa alla dignità umana” avrebbe dichiarato Alcide De Gasperi nel 1952 (sensibilizzato dal testo di Carlo Levi) e aveva ordinato che gli abitanti venissero trasferiti nelle case popolari con acqua, luce e servizi igienici, ma le vasche da bagno sembrarono un lusso eccessivo tanto da diventare piccoli orti casalinghi.
Ritenuti motivo di forte imbarazzo, solo 60 anni fa, i Sassi, sono oggi visitati da turisti provenienti da tutto il mondo e, sono stati e, continueranno ad essere fonte di ispirazione per molti artisti come scrittori, poeti, pittori, cineasti, ecc. grazie alla sorprendente energica bellezza piena di contrasti e di mistero che li anima.
Un ringraziamento particolare va alla guida dott. Francesco de Lellis che ha saputo, con la sua competenza, stimolare la visione del BELLO.
(Clara Orlandi)
giovedì 6 agosto 2015
Amici carissimi che ci seguite in tutto il mondo,
Il soddisfacimento dei bisogni umani rispetto ai profitti più elevati, questa è la consapevolezza che auguriamo a chi governa il mondo, un mondo dove imprenditori grandi e piccoli sono, troppo spesso, impegnati ad attuare dinamiche di vita verso un consumismo sfrenato che aliena la nostra anima dal mondo di luce, dal mondo reale che non è quello materialistico ma quello che persegue il giusto equilibrio sociale, economico, spirituale. Un equilibrio, dunque, fra materia e spirito, dove le anime vengano nutrite al pari del corpo, dove, costantemente, ci si possa chiedere: “Ma questo fa bene alla mia anima? A quella dei miei cari e a quella di chi mi sta intorno?”.
L’unico modo per attuare un simile desiderio, secondo il FLUISMO, è quello di elevare il livello di energia: solo così potremo, a pieno, attingere alle sinergie, alle sincronie che, sempre più spesso, ci arrivano da ogni dove.
Questa è la conclusione a cui siamo arrivate dopo esperienze, coincidenze, uno studio serio su quanto accaduto che ci ha portate, ora, ad impegnarci su più fronti, ora, ad affidarci e a lasciar correre gli eventi, in questi due anni di assiduo lavoro, in cui non ci siamo certo risparmiate per cercare di ‘capirci qualcosa’.
Ci siamo trovate anche a prendere delle decisioni drastiche, nostro malgrado, pur di salvaguardare la purezza dell’egregora che il FLUISMO evoca, perché siamo ben consapevoli del dono che ci è stato fatto e non vogliamo certo deludere i nostri ‘Superiori’!
Le persone sono sempre più affamate di conoscenza, quella vera, e quella sapienza è infusa dentro ognuno di noi, bisogna solo portarla allo scoperto, farla fluire. FLUISMO, appunto è la nuova visione che ci rende liberi perché ci fa ‘maestri’ nelle relazioni interpersonali e nell’assunzione delle nostre responsabilità: è questa l’arte del FLUISMO.
Ogni artista è, dunque, responsabile di sé stesso, possiede uno stile proprio unico e irripetibile, è un’opera d’arte vivente che emana luce e gioia di vivere.
Questa nuova visione del FLUISMO, più approfondita, rispetto a quella iniziale che prevedeva artisti ‘illuminati’ ma che risultava difficile da poter attuare in quanto ci poneva in una dinamica di controllo e di assunzione di responsabilità nei confronti di chi si definiva artista del FLUISMO, cosa impensabile e inaccettabile per noi, ci rende ulteriormente libere di proseguire e perseguire il nostro Credo personale.
Ci fa piacere annunciare che anche quest’anno Francesca Benedetti proseguirà con i suoi corsi di disegno e di fotografia. Per una ‘coincidenza’ fortunata, la nostra brava insegnante si sposta di poco rispetto al luogo dove si tenevano i corsi l’anno passato
http://www.spazioliberoaxa.com/orari-e-listino-1.html
L’unico modo per attuare un simile desiderio, secondo il FLUISMO, è quello di elevare il livello di energia: solo così potremo, a pieno, attingere alle sinergie, alle sincronie che, sempre più spesso, ci arrivano da ogni dove.
Questa è la conclusione a cui siamo arrivate dopo esperienze, coincidenze, uno studio serio su quanto accaduto che ci ha portate, ora, ad impegnarci su più fronti, ora, ad affidarci e a lasciar correre gli eventi, in questi due anni di assiduo lavoro, in cui non ci siamo certo risparmiate per cercare di ‘capirci qualcosa’.
Ci siamo trovate anche a prendere delle decisioni drastiche, nostro malgrado, pur di salvaguardare la purezza dell’egregora che il FLUISMO evoca, perché siamo ben consapevoli del dono che ci è stato fatto e non vogliamo certo deludere i nostri ‘Superiori’!
Le persone sono sempre più affamate di conoscenza, quella vera, e quella sapienza è infusa dentro ognuno di noi, bisogna solo portarla allo scoperto, farla fluire. FLUISMO, appunto è la nuova visione che ci rende liberi perché ci fa ‘maestri’ nelle relazioni interpersonali e nell’assunzione delle nostre responsabilità: è questa l’arte del FLUISMO.
Ogni artista è, dunque, responsabile di sé stesso, possiede uno stile proprio unico e irripetibile, è un’opera d’arte vivente che emana luce e gioia di vivere.
Questa nuova visione del FLUISMO, più approfondita, rispetto a quella iniziale che prevedeva artisti ‘illuminati’ ma che risultava difficile da poter attuare in quanto ci poneva in una dinamica di controllo e di assunzione di responsabilità nei confronti di chi si definiva artista del FLUISMO, cosa impensabile e inaccettabile per noi, ci rende ulteriormente libere di proseguire e perseguire il nostro Credo personale.
Ci fa piacere annunciare che anche quest’anno Francesca Benedetti proseguirà con i suoi corsi di disegno e di fotografia. Per una ‘coincidenza’ fortunata, la nostra brava insegnante si sposta di poco rispetto al luogo dove si tenevano i corsi l’anno passato
Info su
http://www.spazioliberoaxa.com/orari-e-listino-1.html
VI ASPETTIAMO NUMEROSI In questo luogo tutto speciale dove si potranno tenere spettacoli e conferenze
martedì 9 giugno 2015
Care Amiche e Amici Il Decalogo del FLUISMO, contenuti e approfondimenti
Dal momento che il termine FLUISMO è arrivato come una intuizione, un dono, un sogno e i sogni vanno rispettati perché ci aprono la via per vedere cose in modo nuovo, a volte così irrazionali da aprire la nostra mente cosciente a qualcosa di più grande di noi, ci siamo preoccupate, Francesca ed io, come prima cosa di verificare il significato di questa parola. Questa parola non c’era né sul dizionario della lingua italiana, né sulla Treccani on line e neanche su Google, anzi il web addirittura, in molte lingue diverse chiedeva, a noi chi fossimo. Quindi siamo andate a cercare il termine più vicino a Fluismo che era il verbo fluire.
Fluire dal latino fluere ovvero scorrere, detto di liquido oppure scorrere con scioltezza a proposito della parola o della voce.
Ma questa definizione non aveva nulla a che fare con il Fluismo. Solo qualche giorno fa dalla Grecia antica sono venuti in nostro aiuto.
Per sapere cosa significa Fluismo dobbiamo tornare indietro nel tempo. Immaginarci di assistere al dialogo fra due filosofi Socrate e Cratilo pressappoco intorno all’anno 50 a.C.
Socrate chiede “Che importanza hanno i nomi e cosa diciamo che essi compiono di bello?”
Cratilo risponde “A me pare che insegnino”. E’ utile, dunque, conoscere la correttezza e la natura dei nomi.
È Platone che riporta questo dialogo nel suo testo dal titolo Cratilo sull’importanza delle parole e afferma che l’Etimologia e la filosofia sono le due strategie comunicative a cui è necessario fare riferimento.
L’etimologia del termine fluire è, secondo Platone, legata a due momenti. Il primo momento consiste nel provare un sentimento di gioia/letizia. Il secondo momento è la facilità con cui diffondiamo, riusciamo a diffondere questo sentimento.
Dove nasce? Nell’Anima. Lo diffondiamo attraverso l’anima. E come lo diffondiamo? Con facilità.
Questa è l’etimologia di fluire: fluire con facilità una facilità che non subisce ostacoli perché viene dall’Anima e l’Anima non conosce condizionamento.
Il FLUISMO è evidenziato dunque da un movimento positivo, in quanto non trova impedimenti, ma risulta effusivo, agevole, ordinato. FLUISMO E’ EFFUSIONE DELL’ANIMA.
È questo che intendiamo dire Francesca Benedetti ed io quando parliamo di questa nuova corrente di pensiero.
Ecco, dunque, da dove è nato il Fluismo da questa effusione dell’Anima che sorge spontanea, ‘incolta’ non si è servita di testi accademici o di dogmi ma di altri canali per comunicare con noi.
Vorremmo ricordare che, naturalmente questo tipo di comunicazione dell’Anima è aperta a tutti indistintamente.
Adesso che abbiamo visto che cosa è il Fluismo e da dove nasce vorremmo toccare un altro aspetto: a cosa serve? Il Fluismo serve a comunicare qualcosa a qualcuno nel suo modo tutto speciale.
Secondo la Teosofia di Rudolf Steiner tutte le entità del pensiero umano hanno un’egregora formata dal suo stesso contenuto. Quindi, va da sé, che i nostri pensieri e attitudini personali diventino di fondamentale importanza. Tutto deve concorrere a nutrire, rafforzare, abbellire quest’immagine che abbiamo del Fluismo, perché quest’immagine siamo noi stessi e, dunque, se noi ci amiamo e abbiamo una buona autostima non permetteremmo mai che qualcuno si rivolga a noi stessi se non in termini puri e cristallini, ricchi di immagini chiare e costruttive.
Per chi ancora non lo sapesse, tutti gli esseri umani qui sulla terra sono delle radio rice-trasmittenti. Tutte le parole e i pensieri che formuliamo si racchiudono in una bolla che ci sovrasta dall’alto e, al momento opportuno, il contenuto di questa bolla ci ritorna indietro con effetto boomerang perché siamo stati noi a ‘lanciarla’ nello spazio. Questo vale per i singoli individui, come per le società costituite, le nazioni, i popoli. Questa è una Legge Universale che spiega il modo di comunicare dell’Universo. È molto importante comprenderla.
Dunque esiste un’ egregora del Fluismo perché lo abbiamo pensato, ne abbiamo parlato, lo abbiamo ‘coccolato’. Circa 100.000 presenze sul web lo hanno pensato o nominato almeno una volta. Qui, in questa egregora lo sguardo dell’anima spazia libero per scorge le dinamiche che muovono gli ingranaggi dell’Universo.
Data la vastità che ci sovrasta e che mai avremmo pensato di ‘muovere’, Francesca ed io non possiamo né vogliamo esercitare un controllo come neppure possiamo conoscere i veri pensieri, desideri e atteggiamenti delle persone che, direttamente o indirettamente, prendono parte a questo ‘Disegno’ e che, a volte, umanamente parlando, non sempre risultano essere, nel loro percorso, arrivati su una via di luce che tutti, peraltro, possono raggiungere. Bene inteso, tutti devono assumersi la responsabilità dei propri pensieri ma va da sé che spesso questi si rivelino una illusione. L’illusione, si sa, incatena l’energia e ristagna come una palude.
Francesca ed io preferiamo contemplare una visione fluida e viva, una visione che sia personale e collettiva allo stesso tempo. Per questo motivo, preferiamo prendere distanza da tutto ciò che ci intrappola e ci allontana dal nostro impegno personale e, allo stesso tempo, ci fa accogliere con gratitudine le persone che condividono, innanzi tutto con se stesse e, poi con noi, sentimenti di gioia e di apertura per poi donarli all’altro.
Questo atteggiamento, che ci unisce fortemente, ci regala la chiarezza necessaria per non farci sopraffare dall’attaccamento, di chi, se pur inconsciamente, si sia avvicinato o si avvicinerà al Fluismo pensando di negoziare quello stato fluido del sistema Universale.
In una parola, Francesca ed io non desideriamo interferire con il libero arbitrio, ma desideriamo che le persone si sentano libere nelle proprie scelte di vita, proprio come noi desideriamo non diventare famose né ricche ma solo sforzarci di mantenere limpida e integra l’egregora del Fluismo proprio come abbiamo fatto fino ad ora.
In quest’egregora il Fluismo ha anche un colore che è quello dell’oro del Sole: l’infinita abbondanza della luce che illumina e circonda tutte le cose, il punto fermo attraverso cui tutto gravita.
In quest’egregora il Fluismo ha anche dei protettori. Se iniziassimo a parlare di Angeli per dirvi che l’Angelo solare che protegge il Fluismo si chiama Mihael e accorda alla sua egregora un elevato potere espressivo dove i sentimenti di gioia vengono posti in evidenza, in risalto, voi direste che forse stiamo esagerando, che ciò che affermiamo è pura utopia.
È pura utopia? E se anche fosse? Perché rimuovere dalla nostra mente il disegno di poter appartenere ad un’egregora fatta di arte, di artisti. Un’isola incontaminata proiettata in una dimensione spazio-temporale indefinita, e poter realizzare un linguaggio artistico comune che possa ritornare sulla terra per una convivenza più felice?
L’egregora del Fluismo è un campo limpido dove poter realizzare il quadro che non siamo mai riusciti a dipingere, la musica che vorremmo comporre, la prosa e la poesia che vorrebbero arrivare direttamente al cuore dell’uomo, insomma un logos, una legge universale che faccia innamorare gli artisti veri, quelli dell’Anima, a prima vista. Dove tutto sia regolato dall’onestà intellettuale e dall’etica professionale e non dalla dipendenza che abbiamo per qualcuno o per qualcosa. Perché la mente ci inganna e ci dice che è giusto per noi mentre, invece, ci usa per impedire che si manifestino alcuni aspetti della nostra crescita. A voi la scelta!
Appare dunque il Fluismo in una tensione inevitabile fra idealismo e realismo ma perché non possiamo sognare un futuro a misura dell’uomo spirituale, perché non assumerci la responsabilità del nostro universo interiore?
E se anche l’utopia venisse considerata come semplice sogno? Cosa c’è di più bello per un essere umano se non la possibilità inseguire i suoi sogni, ritornare bambino e sognare? Perciò diamo il benvenuto, innanzi tutto, agli artisti di se stessi.
E se l’artista non fosse ‘impastato’ di gioia e letizia? Il Fluismo, se egli lo desidera, potrebbe prenderlo per mano per ricondurlo a quel sogno dell’anima.
Perché è sempre lì in quella direzione che lo porterebbe il suo sogno quello di realizzare il BELLISSIMO e comunicare il BELLISSIMO che in questo contesto sottintende la figura Cristica così come la fede in un unico Dio comune a tutte le genti.
QUESTO INTENDE COMUNICARE IL FLUISMO: IL BELLO AFFINCHE’ IL BELLO CI RITORNI.
Vorremmo chiudere con una semplice riflessione prima di leggere il Decalogo che interessa direttamente gli artisti che desiderano appartenere al Fluismo:
Come dicevamo è importante l’etimologia del nome, sappiamo anche che in nomen omen il destino di un uomo è nel suo nome, così nel termine Fluismo è racchiuso tutto il destino di questa corrente artistica. Ora sta a voi scegliere o meno di farne parte.
Il Decalogo del Fluismo
Partendo dal presupposto che la comunicazione anche quella artistica è fatta di due momenti, uno di andata e l’altro di ritorno l’artista del Fluismo
Deve trasmettere:
- Un messaggio positivo in qualsiasi tipo di arte che venga espressa o rappresentata.
- L’espressione di un sentimento di gioia, gratitudine, riconoscenza, un sentimento positivo per qualsiasi aspetto della vita.
Deve essere:
- In collegamento diretto, prima col suo universo interiore, con la conversione al bello, poi, con l’Universo intero per esprimere tolleranza, fratellanza, unione. Siamo tutti sotto lo stesso cielo.
- Attratto dalla multiculturalità dove regna il bello della diversità, la ricchezza di ciò che non si conosce, sempre tenendo conto del messaggio positivo.
- Aperto al sociale per promuovere la speranza, l’attesa e la certezza della risoluzione.
- L’artista del Fluismo è un uomo positivo a tutto tondo, consapevole, responsabile dei contenuti e dei messaggi della sua produzione artistica.
Deve sapersi arrendere:
- Al concetto che la sua produzione artistica si serve, naviga e si espande attraverso un potere superiore a cui è necessario sapersi arrendere.
- E prendere distanza dai sentimenti negativi, dagli attaccamenti, dal bisogno di dipendere, di controllare. Solo così si potrebbe aprire alle numerose possibilità che esistono, alla grandezza della sua identità Universale che va oltre la fama e la ricchezza.
- Al fatto che non esiste, in tutte le forme d’arte che sposano il Fluismo, uno stile o una modalità espressiva propria del Fluismo.
- Alla unicità espressa dal nome. Il Fluismo è effusione dell’ANIMA e dunque unica nella sua espressione, sacra e inviolabile.
venerdì 5 giugno 2015
Progetto dei Tratti dell'anima realizzato all'Istituto Comprensivo "ARISTIDE LEONORI"
Un grazie sincero a due donne fantastiche Cinzia Macellari e Monica Bonifazi inoltre ringrazio con tutto il mio cuore Clara Orlandi e Laura Valmori Bussi per aver collaborato e creduto al progetto dei "Tratti dell' Anima". Sono rimasta professionalmente e umanamente molto soddisfatta, sia della collaborazione dei Docenti che dei ragazzi, che mi hanno seguito con estremo impegno e dedizione.
Un' esperienza indimenticabile. Grazie a tutti
Francesca Benedetti
http://www.istitutoleonori.gov.it/wordpress/progettoi-tratti-dellanima/
Iscriviti a:
Post (Atom)













