sabato 2 agosto 2014

I TRATTI DELL'ANIMA TI ASPETTA A SETTEMBRE.

MOSTRA ALLIEVI ANNO 2013-2014 

Sabato 6 e Domenica 7 Settembre 2014 ore 17. 30

Presso EMOZIONI IN TEATRO DI Stefano Tomassini

Sarete anche voi protagonisti ...avete mai provato a disegnare ad occhi chiusi?...prenotatevi  e scoprirete un mondo meraviglioso che vi appartiene. 


PER INFO (PRENOTAZIONE POSTI IN SALA): Tel. 06.52354196


giovedì 31 luglio 2014

Carissimi  amiche e amici del Fluismo

Volevamo Francesca ed io aggiornarvi sulle ultime novità prima di augurarvi una felicissima estate!
Il nostro progetto di dare il via alla collana del Fluismo ha avuto buon esito. Proprio in questi ultimi giorni, dopo aver proposto il testo I Tratti dell’Anima a diversi  editori, abbiamo  preso appuntamento con Gangemi editore,
una casa editrice di Roma che ci ha fatto un’ottima offerta di edizione, non tanto per le spese di stampa che, trattandosi di un libro d’arte, sono abbastanza cospicue, quanto per le opportunità che questo editore ci offre.
Firmeremo con loro un contratto di edizione nella prima settimana di settembre per avere in stampa il libro per ottobre-novembre. Questa sarà un’ottima occasione per poter proporre al mercato il nostro libro per Natale.
Ringraziamo quanti di voi si sono offerti di contribuire alle spese, ma grazie alle condizioni che siamo riuscite ad ottenere, non sussiste questa necessità! E questa è una ulteriore, buona notizia!!!
Francesca vi contatterà per settembre (prima della firma del contratto) per un incontro, in modo che possiamo illustrarvi le caratteristiche del contratto che ci vedrà ancora una volta attori del nostro progetto, tutti piacevolmente coinvolti!!! 

Lascio le ultime parole a Francesca, un bacio e un abbraccio a tutti voi e ancora un GRAZIE per la vostra disponibilità…
E' stato un anno fantastico, le emozioni sono state tante, al di sopra di ogni aspettativa, un grazie di luce a tutti i miei allievi, vi auguro un tuffo nell'immenso.




Clara&Francesca


sabato 21 giugno 2014


Un bacio immenso a tutte le mamme che credono in questo progetto. I nostri bimbi ci sostengono e ci supportano sul piano energetico, così come a noi viene richiesto di sostenerli e supportarli sul piano fisico. Si tratta di uno scambio di saggezza. Loro ci portano saggezza dal futuro, per mostrarci chi stiamo diventando. In cambio ci chiedono di dar loro ciò di cui hanno bisogno per poter essere qui adesso in questo tempo terrestre. Grazie dolcissime mamme.

I tratti dell'anima




venerdì 20 giugno 2014

FLUISMO...UNA NUOVA CORRENTE ARTISTICA: Cippitelli Veronica "IO DIPINGO MUSICA"

FLUISMO...UNA NUOVA CORRENTE ARTISTICA: Cippitelli Veronica
Oggi vogliamo presentarvi Vero...
: Cippitelli Veronica Oggi vogliamo presentarvi Veronica Cippitelli una giovane pittrice che ci ha particolarmente colpito per le sue pa...

Cippitelli Veronica


Oggi vogliamo presentarvi Veronica Cippitelli una giovane pittrice che ci ha particolarmente colpito per le sue parole. Nella mail che ha inviato a fluismonuovacorrenteartistica@gmail.com  per dare la sua adesione al Fluismo, lei scrive così: “Sono nata a Roma il 17 ottobre del ’69, indirizzata agli studi artistici ho poi iniziato a lavorare in un Ministero. Certo, il contatto con la classe politica di Governi che vanno e vengono, c’entra poco con la mia passione ma, per fortuna ci sono Giacomo e Camilla i miei ‘due grandi amori’ che mi fanno sentire una donna realizzata. Poi, c’è la mia pittura che stimola, mi emoziona e realizza il senso della mia fantasia.






Come ti ho detto provengo dal Liceo Artistico, seguito da un percorso di Architettura, anche se non completato, sono cresciuta “con la matita in mano” in una famiglia dove si respirava l’arte ogni giorno. Un padre, architetto e Maestro di pittura, alunno di grandi come Purificato e Guttuso e una mamma curatrice d’arte. Devo essere sincera, i miei studi mi hanno permesso di avvicinarmi all’astratto con una certa preparazione tecnica, ma è stata la mia sensibilità artistica a farmi scoprire un percorso inusuale che è solo mio.

Io dipingo musica.

Parto con la scelta di un brano musicale, e questa è la parte più difficile.
Dopo averlo trovato, lo devo fare mio…lo ascolto e riascolto, ci entro dentro, mi faccio avvolgere dalle note e mi apro alle emozioni che mi trasmette e questa è la parte sensoriale…poi naturalmente lo studio, lo traduco, se serve, e cerco una storia, se esiste. È un lavoro che dura giorni, una costruzione lenta, un tassello sopra l’altro. A volte abbandono il testo altre volte tutto questo lavoro mi porta al traguardo, alla mia tela.
Le mie tele sono sempre molto grandi, mi serve spazio per esprimermi, lavoro con l’acrilico e con attrezzi vari che trovo intorno a me…spugne, rulli e pennelli  ma anche forchette spago e le mie mani che non evito di immergere nei colori.
Entro in simbiosi con il quadro, mi emoziono dipingendolo e a volte piango mentre lo creo.
Lo faccio spesso in due fasi, la prima comprende tutto ciò che ho appena descritto, dopodiché lo giro e non lo guardo per giorni…fino a riprenderlo e così a completarlo.
Dietro ogni tela scrivo sempre qualcosa per il futuro proprietario…qualcosa che lo leghi indissolubilmente al mio quadro.
Io a quel punto divento solo un tramite tra lui e chi l’accoglierà in casa.
 Ecco chi sono, ecco cosa sento, ecco la mia arte”.


Non possiamo non complimentarci con Veronica per la sua sensibilità e originalità e darle un suggerimento: nella prossima personale, ci piacerebbe ascoltare anche l’infinita abbondanza delle note che hanno ispirato i suoi lavori è lì che  il suo ‘spirito libero’ si è servito di quell’invisibile che è alla portata di tutti: la musica.  Ci piace, altresì, ‘sfruttare’ la sua propensione di sentirsi in dovere di guidare gli altri, di farli crescere fin dove tu sei già arrivata da un pezzo! Grazie, Veronica.


Clara&Francesca

lunedì 9 giugno 2014

6 giugno 2014


Antonello Di Pinto,  Renata Di Stasi, Francesca Benedetti e Clara Orlandi alla inaugurazione  Triennale delle Arti visive che si tiene nella facoltà di Ingegneria della Sapienza in San Pietro in Vincoli.
Abbiamo  di gran lunga apprezzato lo sforzo degli artisti e degli organizzatori della manifestazione, nel  loro tentativo di fornire  una connotazione artistica importante a questa Triennale, come si converrebbe ad una città come Roma, da sempre immersa nell’arte. Siamo, tuttavia, rimasti meravigliati nell’osservare come la qualità delle opere, nelle forme, nei colori e nei contenuti,  fosse, a volte, così poco attraente, naturalmente con qualche eccezione.
Seduti sui marmi del bellissimo chiostro  rinascimentale, attribuito a Giuliano Sangallo, eravamo lì a riflettere di come fosse difficile ‘fare arte’ ai nostri giorni. Da dove prendere spunto, come poter avere la giusta intuizione? Il Prof. Daniele Radini Tedeschi, organizzatore dell’evento,  aveva appena  verbalmente auspicato che bisogna ritornare alla condivisione dell’arte, quella che c’era nelle botteghe di una volta, tanto per intenderci, di quando l’artista era considerato un artigiano che si poteva misurare con l’altro in una sana competizione. Giustissime le sue parole. Da parte nostra, però, pensiamo che ciò non sia sufficiente: dobbiamo fare sì che l’artista possa avere l’opportunità di attingere ad una fonte nuova ed inesauribile , una comunicazione  valoriale alta, una originalità unica e irripetibile. Incredibile a dirsi, ma tutto questo sta in ognuno di noi, indistintamente e, senza eccezioni.
Il Fluismo, che si è presentato spontaneamente a noi, in maniera del tutto gratuita, suggerisce questo rinnovamento esortandoci a cercare nel profondo della nostra anima. “Già fatto! – qualcuno  subito direbbe – in fondo tutti gli artisti cercano nella loro anima qualcosa da tirare fuori!”.  La realtà sta nel fatto che noi stiamo parlando di un artista con la A maiuscola la cui anima voli  alto, in una parola sia “agganciata” al soprannaturale, al divino e perciò possa trasmettere luce e, luce soltanto, per riceverne sempre di più tanto da dover ‘indossare gli occhiali’ per non rimanerne abbagliati. Questo è  quanto ci piace pensare riguardo all’Arte, in generale, che diventi  una comunicazione superiore e che possa lavorare per il bene dell’Umanità.
In occasione della Triennale Antonello Di Pinto espone presso la Galleria di Arte Maggiore.  Vi invitiamo, se avete la possibilità, di non mancare, di vedere con i vostri occhi ciò di cui stiamo parlando.  Quest’inverno durante  la sua personale presso la stessa Galleria esponeva  “ Gli avvistatori di comete”.  Siamo rimaste ‘abbagliate’  dalle sue opere  dove i personaggi, gli occhi rivolti al cielo, rappresentano eroi attratti da mondi invisibili che non temono  le forze sconosciute della crescita. Ci siamo accorte che Antonello, con nostra meraviglia, parlava lo stesso linguaggio del Fluismo annunciando un evento unico al mondo, un viaggio senza astronave che ha inizio nelle pieghe della carne, nel cuore e nell’anima di ognuno di noi.  Così anche noi abbiamo indossato gli occhiali da saldatore e guardato in alto, scrutato il cielo con la speranza di far parte di “Quelli che cantano al giallo” come dicevano gli aborigeni australiani nella loro infinita saggezza .
Le foto, quasi inutile dirlo, sono della nostra maestra dei Tratti dell’Anima e Fotografa eccezionale, Francesca Benedetti, nonché mia amica con la quale, come sapete condivido l’avventura che il Fluismo ci sta letteralmente regalando!
A tale proposito ci fa piacere riproporre qui di seguito l’intervista fatta al maestro Antonello Di Pinto.
Un saluto a tutti e, continuate a seguirci, le novità sono appena iniziate!!!!!

Clara Orlandi



















Intervista Antonello

Ho conosciuto Antonello in occasione della sua personale presso la Galleria d’Arte Maggiore a Roma.
Gli Avvistatori di Comete, questo il titolo della mostra; critico d’eccezione: Vittorio Sgarbi. Queste le sue parole: “Dipingere è un’arte difficile. Non molti sono dotati ma Di Pinto lo è. Oggi il pittore è obbligato a trovare temi che diano un senso alla propria visione. Di Pinto è un artista legato al suo tempo e ha capito l’importanza di trovare linguaggi che incontrino la sensibilità di nuove generazioni. Attraverso i suoi soggetti Di Pinto dà  forma alle sue idee e ai suoi sogni. I soggetti di Di Pinto vivono una loro intensa solitudine e hanno una storia da raccontare…”

Che Antonello sia una persona non comune è evidente. Basta parlare un po’ con lui per rendersene subito conto. È un uomo dalla vitalità dirompente, una di quelle persone che hanno già tutto dentro di sé fin dalla nascita, possiede una intelligenza brillante, propria dell’essere creativo a 360 gradi. Antonello dice :“Per me dipingere,  scrivere, comporre una canzone, curare la siepe di gelsomino, cucinare, ristrutturare casa, comunicare, sono la stessa identica cosa”. È fuori dubbio che Antonello mette passione in tutto ciò che fa.
Questo suo modo di essere rispecchia una intensità emotiva che è presente in tutte le sue opere e che colpisce al primo sguardo per lasciar trasparire una determinazione, quella che ti porta costantemente a migliorare. Antonello è un uomo dalla coscienza lucida sulle sue capacità e potenzialità. Questa è stata la mia  percezione su di lui. Dopo i primi contatti e, con la speranza che questo notevole artista potesse aderire al FLUISMO, abbiamo dato appuntamento ad Antonello ad Anzio, un ridente comune del Lazio, ed ora siamo qui seduti intorno al tavolino di un bar-veranda che s’affaccia sul porticciolo; la sua bellissima moglie, la signora  Renata Di Stasi ci fa compagnia per questa intervista.

Clara. Allora Antonello, intanto ti ringrazio per aver accettato di incontrarci e, per rompere il ghiaccio, come se ce ne fosse bisogno, inizio subito col chiederti quando e dove sei nato.

Antonello. Sono nato a Barletta il 5 settembre del ’60, ma mi divido fra l’Italia e la Spagna, terra che adoro. Ora vivo con la mia famiglia a Lavello un piccolo paese della Lucania.

Clara. Sono curiosa di sapere come e quando è iniziata la tua passione per la pittura, come ti sei avvicinato ad essa…

Antonello. Non mi sono mai avvicinato alla pittura, sono sempre stato un pittore. Non esagero se ti dico che sono nato così. Mi ricordo che avevo solo tre anni, quando il giorno della Befana, mi regalarono un astuccio di colori. È così che ho iniziato a disegnare, incoraggiato dalle suore benedettine, ero molto apprezzato per i miei disegni coreografici dei santi, degli angeli e del Bambino Gesù. Insomma, a cominciare dalle matite, i colori non mi hanno mai abbandonato. Poi, in casa, c’era mio fratello Nicola che dipingeva e, dunque, da sempre ho vissuto l’odore  della pittura. 

Clara. C’è, nella tua produzione artistica, un’opera che ti rappresenti in modo particolare, un’opera con cui ti identifichi?

Antonello. No, assolutamente no. Il buon quadro non l’ho ancora fatto!

Renata. Sono quarant’anni che mio marito parla di un buon quadro. Ogni volta che ha in mente un’opera nuova, spero sempre sia quella giusta! Per il momento stiamo lavorando alla ricerca di una modella che possa ispirare ad Antonello la figura dell’Arcangelo Gabriele.

Clara. Beh! Puoi anticiparmi qualcosa su questa nuova tela? Perché l’Arcangelo Gabriele?

Antonello. Chi siamo e da dove veniamo è la domanda che mi pongo di fronte alla tela bianca, ma soprattutto mi chiedo dove andremo e come traghettare tutta l’arte del passato in un linguaggio e una forma nuova che possa parlare alle nuove generazioni. Non bisogna dimenticare i grandi insegnamenti del passato da Van Dik a Rubens, a Giorgione, a Lorenzo Lotto. Tutti i grandi artisti del passato contribuiscono a definire al meglio il mio linguaggio espressivo.

Clara. E Gabriele?

Antonello. Il nome Gabriele deriva dall’ebraico e significa ‘l’uomo forte di El’. Ha annunciato la nascita di Giovanni Battista e di Gesù e per i musulmani è stato il tramite attraverso cui Dio rivelò il Corano a Maometto ed è uno dei capi Messaggeri di Dio. Nella tradizione biblica è, a volte, rappresentato come l’angelo della morte o anche come l’angelo del fuoco. Il Talmud lo descrive come l’unico angelo che può parlare siriaco e caldeo.

Clara. Osservando le opere che hai presentato in Avvistatori di Comete, ho avuto la stessa sensazione che ho provato per la prima volta davanti alle opere degli aborigeni australiani, così lontani da noi per tempo, luogo e cultura. Ho scoperto che le loro opere, così come le tue, non vanno semplicemente osservate. Ci sono opere che ti parlano, che ti vengono incontro, sembrano uscire dalla tela per interagire col tuo sentire. Sono opere che pongono domande, che sollecitano, in un certo senso, il cammino interiore proprio di ogni individuo. Pensi che io abbia visto giusto?

Antonello. È così, non voglio continuare per tutta la vita ad incrementare il numero delle mie opere solo per accumulare consensi, si tratterebbe solo di liberarmi dall’ansia che ogni volta mi prende quando inizio a pensare di realizzare un’opera. Sento che in ogni uomo c’è il momento dell’interiorità, a volta è solo un inizio, a volte è così breve che si rischia di non percepirlo. Io non voglio che la storia della mia pittura abbia una fine senza che si sappia chi è il Vero Protagonista.

Clara. Molto interessante, quindi una interiorità senza spazio né tempo.

Antonello. Sì, hai toccato un tasto importante la chiave dei miei concetti sta nel tempo. Sogno un Universo che diventi sempre più piccolo per il genere umano, un luogo dove potersi muovere semplicemente con un battito di ciglia.

Clara. Ancora una volta trovo analogie con il così detto Tempo del Sogno degli aborigeni australiani: un luogo dove passato, presente e futuro sono un tutt’uno. 


Antonello. Sì è in questo spazio che vorrei trovarmi, per comprendere come questo spazio funzioni….meno male che c’è Renata a sostenermi. È al mio fianco da sempre con i suoi suggerimenti preziosi. È lei che mi ha spinto, ad esempio, a frequentare l’Accademia. È in Accademia che ho imparato a conoscere le tecniche, i materiali, gli stili, la storia dei grandi personaggi. È attraverso la mia formazione che posso esprimermi al meglio. Nei miei dipinti c’è tutta l’arte antica riflessa nell’arte contemporanea. Certo, dopo tanti anni di studio e di ricerca, la tecnica rimane in secondo piano, ciò che mi interessa oggi è il fatto di essere compreso subito da chi guarda in modo tale che il mio pensiero diventi visibile, fruibile, fluistico tanto da poter far scaturire un dialogo fra le miei opere e chi le ‘ascolta’.

Clara. Renata, come vivi vicino a questo uomo ‘vulcanico’?

Renata. La complicità è ciò che ci tiene uniti. Antonello è un uomo col quale non ti annoi mai. Ricordo come un giorno di tanti anni fa, presi entrambi dalla passione per la Spagna montammo in macchina e partimmo senza una meta per arrivare in Catalogna dove ci siamo stabiliti artisticamente.

Antonello. Scusa Clara ti ho accennato alla mia propensione per la scrittura.

Clara. No, ma non ne sono affatto sorpresa la mia impressione su di te è quella di trovarmi di fronte a un creativo a 360°.
Non faccio in tempo a formulare questo mio pensiero che Antonello tira fuori dalla sua valigetta due volumi da lui scritti e mi dice :”Bene, leggi e poi fammi sapere che ne pensi!”.

Clara Orlandi